Tipologia :
Accessibile a piedi

Le argille della Val d'Orcia sono sedimenti geologicamente giovani, che si sono deposti durante il Pliocene (a partire da 5 milioni di anni fa) in un profondo braccio di mare che sommerse la valle e una buona parte della Toscana per circa 2 milioni di anni. Nei tratti costieri di questo antico mare, o comunque dove la profondità era minore, si depositarono sedimenti più grossolani, come sabbie e conglomerati, che oggi formano il crinale di La Foce e le alture di S. Quirico e Pienza, dove queste litologie, più resistenti, furono prescelte per la costruzione dei centri abitati.

Soggetti a continui cambiamenti ad ogni pioggia, i calanchi compaiono, su ripidi pendii, come affilate creste di terra separate da strette vallecole, in un complicato reticolo creato dal ruscellamento concentrato delle acque piovane. Le biancane sono forme molto più dolci, tondeggianti, localizzate nella parte alta dei versanti in gruppi più o meno estesi. Il loro nome deriva dalla tipica colorazione biancastra dovuta ad efflorescenze di thenardite, un solfato di sodio che si deposita preferibilmente sui fianchi esposti all'irraggiamento solare, specialmente in determinate condizioni climatiche. 
Sull'origine di calanchi e biancane, e soprattutto sulle cause che fanno prevalere una di queste forme sull'altra, ci sono varie ipotesi, fra cui l'effetto combinato della composizione delle argille con la pendenza del versante; sembra infatti che i calanchi si impostino su argille leggermente meno erodibili di quelle delle biancane, per la presenza di una piccola componente sabbiosa, e sui dislivelli maggiori, spesso mantenuti tali dalla presenza sulla sommità del versante di sedimenti più resistenti come sabbie o conglomerati. Un'ulteriore fattore chiamato in causa è l'esposizione: nei pendii rivolti a sud, maggiormente sottoposti all'azione del sole, la disgregazione delle particelle argillose, e quindi la loro erosione, sarebbe favorita. Inoltre le biancane, più che forme incise dal ruscellamento come i calanchi, sono definibili come "rilievi residuali": le acque piovane cioè, forse impostando il loro corso su preesistenti irregolarità del versante, hanno pian piano separato lungo il pendio queste cupole di argilla, continuando a inciderne i fianchi.
L'uomo, mettendo a coltura e a pascolo territori un tempo boscati, ha senza dubbio fornito nuove superfici all'azione erosiva della pioggia, contribuendo alla formazione di calanchi e biancane. Allo stesso modo però è stato anche il principale nemico per molte di queste affascinanti forme, che solo il tempo, nell'arco di qualche secolo, avrebbe prima o poi cancellato. La distruzione, avvenuta con l'avvento dell'agricoltura intensiva, ha principalmente interessato le biancane, poiché le ripide pendici a calanchi erano perlopiù inaccessibili.
 

Informazioni:

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Itinerario " Dalla valle dell'Orcia a Montepulciano"