Tipologia : Fortificazioni
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La torre è posta ai confini del Parco sul colle di Talamonaccio e, insieme alla Rocca, fa parte del sistema difensivo della baia di Talamone. È rappresentata in tutte le cartografie più antiche, a partire dalla carta del Malavolti (1), assieme a un'altra torre chiamata prima Marta e in seguito Talamone Vecchio o Torre Antica. 
Il ripetersi di questa presenza nella documentazione cartografica (2), anche se con varie approssimazioni, è la sola traccia dell'esistenza di questa torre in quanto non sono stati rinvenuti documenti d'archivio riguardanti la costruzione.
La prima segnalazione ci viene dall' Archivio di Stato di Napoli attraverso una nota della Regia Camera della Sommaria, scritta tra il 1570 e il 1580, che parla delle due torri di Talamone. È assai arduo capire se si tratti delle due torri che si trovano sul poggio di Talamone o della Rocca di Talamone e della Torre di Talamonaccio; sembrerebbe comunque da escludere l'ipotesi che l'autore si riferisca alla Torre di Talamonaccio e alla Torre Antica. Si può solo supporre che quest'ultima sia stata costruita dai senesi e in seguito ridotta in condizioni tali da indurre alla costruzione dell'odierna Torre di Talamonaccio. 
A pianta quadrata con basamento rettangolare sormontato da un cordolo, anche questa torre segue, come le altre, la tipologia tardo-cinquecentesca. 
Sulla terrazza di copertura si notano le aperture per le bocche da fuoco orientate verso il mare e una piccola costruzione che serviva per proteggere la scala, segno evidente che su questa terrazza non c'è mai stato un tetto. L'ingresso era come d'abitudine rivolto verso l'entroterra.
A questa torre si riferiscono due relazioni del 1739, scritte da Don Carlos Blom l'anno dopo l'annessione dello Stato dei Presidi al Regno Borbonico. Nella prima, la torre viene definita di grande importanza e quindi si ritiene indispensabile restaurarla e fornirla di uomini e di artiglieria. Nella seconda, si specifica che conviene ripararla e fornirla di due pezzi di artiglieria perché la torre controlla l'accesso al porto, favorendo l'imbarco dello zolfo e del carbone con l'operazione di difesa contro gli sbarchi dei Turchi. 
Dopo l'annessione al Regno d'Etruria, questa torre, come molte altre, fu soggetta a modifiche; un documento del 1806 parla di aggiunte che dovevano essere fatte per ospitare un esperto nell'approdo delle navi che venivano a caricare zolfo e carbone alla Torre delle Saline. Fu necessario ingrandire l'alloggio di due stanze; inoltre, dal momento che l'estesa spiaggia sottostante era di facile approdo, si dovette provvedere anche a creare un ulteriore alloggio per due cavalleggeri addetti alla sorveglianza e una stalla per i cavalli.
Questo nuovo complesso di servizi venne costruito a fianco della torre nell'edificio di forma rettangolare che tutt'oggi rimane in piedi, e che era situato sempre all'interno della cinta muraria. 
L'ingresso si trova in un torrione, la porta è incorniciata e ornata da stemmi; al di sopra di essa si vedono due piccole feritoie; sugli altri lati si aprono finestre a forma rettangolare. La cinta muraria a fianco dell'ingresso è fortemente scarpata e rinforzata mentre, sul lato opposto, la torre è munita di merli.
Il Caciagli sottolinea l'importanza strategica di questa postazione, mentre il Camarosano e il Passeri ne descrivono i caratteri architettonici. 
La carta del Catasto Leopoldino risulta purtroppo danneggiata in corrispondenza di questa torre, ma nelle tavole indicative essa è riportata alla sezione di Orbetello alla particella 286 di proprietà dello Scrittoio delle Regie Fabbriche; nel 1870 passa a Gio Battista Vivarelli, poi a Raffaello e successivamente a Giuseppe e Italo nell'anno 1886. 
Il 30 dicembre 1888 la torre tornò nuovamente al Demanio Nazionale per essere poi venduta, nel 1937, ad Alberto e Luigi Merciai che intervennero sulla struttura apportandovi alcune modifiche.

Itinerario "Cannelle e Talamone"