Tipologia :
Accessibile in macchina

Passando dal settore orientale a quello occidentale dell'isola, il rumore metallico dei picconi per estrarre i minerali del ferro e delle rotaie per trasportarli verso i forni di riduzione, lascia il posto a quello ritmico e scandito degli scalpellini che già in epoca villanoviana utilizzavano un'altra preziosa risorsa della terra elbana: il granito. Grande è lo stupore di chi, addentrandosi nei sentieri nella zona di San Piero, Cavoli, Seccheto e Fetovaia, si imbatte in manufatti sbozzati nella roccia: colonne, altari e vasche che, dimenticati in quelle che erano le antiche cave, raccontano una storia lunga secoli. 

Anche se l'utilizzo del granito è testimoniato già dall'epoca preistorica e etrusca, come si constata dagli utensili, pestelli e macine ritrovate in queste zone e dalle tombe e fortezze d'altura, prima etrusche e poi romane, è dall'arrivo dei romani che il granito elbano inizia ad essere considerato un materiale prezioso da modellare ed esportare nei luoghi più importanti dell'Impero. Il Vasari ci ricorda che 7 delle colossali colonne del Pantheon, alte 12 m e di 1,5 m di diametro, sono fatte con il granito di Seccheto, ma oltre al Pantheon, sono state trovate colonne modellate all'Elba durante gli scavi del Quirinale, al Palatino e al Colosseo. Ma l'esportazione di manufatti di granito elbano arriva fino ai giorni nostri con i Pisani che utilizzano le colonne elbane per adornare il loro Duomo, il Battistero, S. Michele in Borgo e S. Frediano e i Medici che lo utilizzano per il Giardino di Boboli, come base per l'altare di S. Lorenzo e per adornare la Cappella dei Principi, ultima dimora per le loro spoglie.

Informazioni:

Geositi - ISPRA
http://sgi2.isprambiente.it/geositiweb/

Itinerario "Da cava delle colonne a Capoliveri"